Musica

Hai mai immaginato come sarebbe la nostra esistenza senza la musica, senza quelle note scritte su di un foglio con 4 righe, con crome, semicrome, semibreve, semiminima, geroglifici per i non addetti ai lavori, e sale della vita per gli appassionati. Strumenti a percussioni, strumenti a fiato, chitarre, bassi, tastiere, batterie, violini, archi, sassofoni, clarinetti, trombe, ognuno sceglie il proprio compagno di giochi, ma in realtà è la strumento che sceglie noi.

Quando ti rechi per la prima volta in negozio per acquistare il tuo primo strumento, ti volti in tutte le direzioni cercando con lo sguardo quello che ti colpisce dicendoti prendi me, e ed è così, magari avevi un’idea diversa, poi quando l’afferri e con i polpastrelli delle dita sfiori le corde o i tasti, chinando il capo, con l’orecchio verso lo strumento, ti accorgi che volevi proprio lui.

Chi lo fa per passione, chi lo fa per mestiere, chi lo avrebbe voluto fare, chi ha smesso di farlo, suonare, cantare, accordare, incidere, la musica ti regala sempre delle emozioni, non importa che tu sia un ascoltatore, un cantautore, o un cantante. Lei ti rapisce, come farebbe un furfante in una notte d’estate, ti accompagna nei momenti importanti della tua vita, ti consola e a volte ti fa stare male ma non ti lascia mai per davvero, a meno che non sia tu a volerlo.

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Vite Parallele

Quando tutto tace, quando la pioggia viene giù terribilmente e incessantemente, quando il sonno non vuole prenderti e cullarti soavemente, come farebbe la madre di un bambino in fasce, è proprio in questi momenti che dobbiamo fermarci e riflettere. Tirare le somme e fare i conti con i propri successi e insuccessi, interrogarsi su quali trofei portati a casa, e quante sconfitte incassate.

C’è chi si sveglia una mattina, e smette di fumare, o c’è chi invece, ha sempre custodito gelosamente nel cassetto il proprio sogno, d’un tratto decide di scrivere un libro e raccontare la sua storia, oppure c’è chi si sveglia pregando di non essere più stuprata, da un genitore o da un parente. Qualcuno svegliandosi prega un amico o un figlio tragicamente scomparso, o semplicemente è felice per l’uscita dalla sua vita di una persona negativa. Come tutti i santi giorni c’è chi recandosi a lavoro pensa alla giornata che ha davanti, e c’è, invece, chi, in quel preciso istante, stanco per il troppo lavoro svolto, si avvia verso casa.

Genera una strana sensazione, l’idea che mentre stiamo facendo o pensando qualcosa, ci siano altre cento, mille, migliaia di persone che si apprestano a fare tutt’altro, non siamo il centro dell’universo, siamo semplici essenze che si intersecano e si accoppiano solo per sopperire a quella solitudine che ci spaventa. Un bisogno egoista, ci spinge ad infittire la nostra rete di amicizie, contatti, persone con cui divertirsi, con cui confidarsi o semplicemente sentirsi amati.

Dolori, gioie, emozioni, sofferenze, sorrisi, pianti, imprecazioni, complimenti, è stupefacente la capacità con la quale cambia il nostro stato d’animo al variare del mondo esterno, ogni piccolo gesto, o esternazione futile fa sorgere in noi una risposta diversa, una reazione interiore a stimoli esteriori. Spesso cerchiamo di celare dietro un sorriso, timori e paure, ci nascondiamo dietro un va tutto bene, quando, invece, in realtà non è così, forse lo facciamo per difendere le persone care che ci circondano oppure è un banale meccanismo di difesa personale, che ci estranea e ci allontana, isolandoci da chi potrebbe tenderci una calorosa mano.

La routine, la monotona ripetizione di comportamenti, di parole e gesti reiterati, ci rende inermi, privi di spirito d’avventura, e spesso ci oscura la vista, coprendo anche quella travolgente sensazione che ci fa sorridere dinanzi alle avversità, facendoci dire domani sarà un giorno migliore.

Siamo tutti diversi e uguali allo stesso modo.

La fiera del libro di Milano

La Fiera Del libro di Milano

Verranno a chiederti del nostro amore – Fabrizio De Andrè

Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta

non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell’amore
dopo l’amore così sicure a rifugiarsi nei “sempre”
nell’ipocrisia dei “mai”

non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.

E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pensarmi già vecchio
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi,

digli pure che il potere io l’ho scagliato dalle mani
dove l’amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l’amore
alle carezze dell’amore
era facile ormai

non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.

Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro,

ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di confessarlo nei miei
proprio identici ai tuoi

sono riusciti a cambiarci
ci son riusciti lo sai.

Ma senza che gli altri non ne sappiano niente
dimmi senza un programma dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
farai l’amore per amore
o per avercelo garantito,

andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,

continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.

 

OLTRE LE NUVOLE

Ali spezzate dalla fatalità di un attimo, lacrime che scorrono a fiumi sui volti di chi ha sempre celebrato e condiviso con te la lealtà e l’amicizia, le gioie e le passioni. E’ facile chiudere gli occhi in una triste notte d’autunno, con l’asfalto duro a farti da letto.

Il vento soffia tra i capelli inumiditi di un caldo rosso, inerme, raccogli i ricordi di una vita, come tasselli di un puzzle si compongono nitidi nella tua mente.

Come un fulmine a ciel sereno, la nefasta notizia della tua prematura scomparsa, ci sorprende e ci sconvolge l’esistenza, un forte uragano ha spazzato via il tuo legame con il mondo, portandoti su, in alto, a volare oltre le nuvole.

RASO – Mina

Amore mio
è già da tempo che ti amo così
lontano dai tuoi occhi e dal tuo cuore
senza avvisarti mai.
Io so chi sei, che nome hai
è questo che mi basta, e non vorrei
sfiorare l’equilibrio dei pensieri
e preferisco amarti senza un vero modo
perchè io so che ci sei
anche se non ci vediamo.
Facciamo che tutto sia
un sentimento di raso
e quando ti attacchi su
ci voli via
così, senza aggrapparsi alla ringhiera di un’effimera poesia.

Tu sei così,
frammento mio di quotidianità,
che puntualmente vivi la mia vita
che al primo freddo mi riscaldi l’aria intorno.
La notte fredda sarà
sotto un parato di stelle
la luna imbiancherà
gocce che rigano il viso
le raccoglierà
lucide e chiare
un mare senza onde è tanto grande, navigando senza vele.
Ecco è così
che riempio poche ore della vita
aprendo una finestra sulla strada
io vedo chiaro l’orizzonte che non seguirò mai insieme a te.
La notte fredda sarà
sotto un parato di stelle
la luna imbiancherà
gocce che rigano il viso
le raccoglierà
lucide e chiare
un mare senza onde è tanto grande, navigando senza vele

Prendiamoci il mondo

Mio padre mi dice sempre << il mondo è di chi se lo prende>>, di chi riesce ad appropriarsi di ogni pezzetto e ogni attimo che gentilmente lui ci offre. Fino a poco tempo fa non riuscivo a carpire il senso delle sue parole, ma adesso sembrano più nitide e più efficaci.

Abbiamo delle occasioni irripetibili davanti a noi, ci basterebbe semplicemente tendere la mano ed afferrarle, e invece no, persi nei nostri se e nei nostri ma, guardiamo passivamente scorrerle, come immagini di una vecchia pellicola. Il film della nostra vita sarà chiaro solo dopo averlo sbobinato, saranno gli anni passati a farci rendere consapevoli di treni non presi, mai saltati d’impeto a bordo, quella sensazione di insofferenza che attanaglia la mente. Una volta una cara amica mi disse << tutto passa >> è vero, il vigore, le idee, lo spirito ribelle, sembrano avere una scadenza, una sorta di periodo determinato, trascorso il quale, ci si sente diverse, persone che non si rispecchiano nel passato, migliori senza ombra di dubbio ma cambiate.

Cambiano le priorità, si aggiornano gli amori, gli affetti mutano, persone nuove entrano a far parte del nostro cerchio della fiducia. Tutto passa, come la convinzione di poter toccare il cielo con un dito, di correre, con il vento che ci accarezza il viso, senza mai stancarsi.

Prendiamoci il mondo. Carpe diem!.

Lo specchio deformante

La vita, da uno specchio, può cambiare, quando si ha una percezione distorta della realtà. E’ come guardare dal fondo di una bottiglia, il proprio corpo, che muta la forma in qualcosa di diverso, non appartenente alla tua persona. Un’ombra, di qualcuno altro, che ti segue, che ti osserva, vorrebbe diventare la tua, ma prendi le distanze da lei. Non la vuoi. La respingi, pronta a tutto, anche a costo di farti amici, semplici cucchiai di acciaio, gelidi quando si adagiando con fermezza sopra la lingua. Se non basta, si spingono con forza fino a raggiungere la faringe, perché il fine è più prestigioso del disgustoso gesto, quasi da rituale. Un’abitudine per molte, una normale pratica dopo i pasti, per sentirsi in armonia con se stesse. Ma solo con se stesse, perché agli occhi del mondo sei solo anoressica o bulimica. Niente di più e niente di meno.

Sazie solo di uno strano senso di compiacimento, felici per le ossa in vista, mostrando soddisfatte le linee del corpo asciutto. Più si assottiglia la vita e più sembra che lieviti, uno strano effetto ottico che vive nella tua mente, che alberga in te confondendoti, che non si potrà condividere con nessun altro, se non con la propria anima.

Forza di volontà, autostima, voglia di vivere, ma sopratutto l’amore delle persone che ti circondano, potranno farti risalire dal fondo, dagli abissi del digiuno e farti prendere in mano il tuo futuro.

Lo stato d’animo è quello di un tossicomane che vuole dare un taglio con il passato ma è inerme davanti alla tentazione, ma come in tutte le cose, la chiave è la perseveranza.

Il profumo della mia terra

Le chiese, le spiagge, la tranquilla e serena passeggiata per le strade dell’isola. Corse sulla scogliera, gite in barca, faticose traversate in canoa, ma solo poggiando una mano sull’acqua, sfiorandola, si percepisce la sua grandezza.

Il profumo del mare, la delicata brezza che ti accarezza il viso, vicoli stretti piene di scorciatoie, fermano le lancette dell’orologio, impedendo di monitorare le ore, i giorni e perfino i decenni. La vista, al calar del sole, dal belvedere della Chiaia, è incantevole, è una divina proiezione di ciò che in natura è perfetto. Tutto è rimasto immutato nel corso degli anni, il tempo ha sigillato la sua bellezza come in una cartolina, questa è Procida, la piccola perla del golfo di Napoli.

Suggestivo è il suo borgo dei pescatori. Scenari caratteristici, barche, reti e uomini con stivaloni che le rammendano. Abili sarti, si dedicano con passione a far rivivere arcaiche tradizioni.

L’odore forte del pesce appena pescato si insinua sugli indumenti dei pescatori, che fanno rientro dalle loro mogli dopo una notte in mare. La corricella, luogo incantato, avvolto da miti e leggende, probabilmente stregato dalla presenza nelle vicine acque da sirene belle ma fatali.

I saraceni scacciati, avranno maledetto queste terre, all’eterna quiete, condannandole al paradiso terrestre.

L’inesorabile trascorrere del tempo

Ti svegli una mattina e ti accorgi d’un tratto di aver vissuto il tuo tempo, ogni ruga che solca il tuo viso, ti ricorda attimi felici, e dolori incancellabili, sogni svaniti e obiettivi raggiunti. Nasciamo, cresciamo, viviamo, riducendosi tutto all’instancabile ricerca della felicità, dinanzi, una lunga autostrada da imboccare, ma per cosa? Per rincorrere una sensazione, uno stato d’animo. Ci affanniamo tanto durante il tragitto tralasciando il piacere della percorrenza, e tutto per quegli attimi sfuggenti. Una vita d’amore per un amore di vita, tante rinunce, tante delusioni, troppi no, le porte sbattute in faccia. Mani stanche di lavorare, si apprestano ad accendere l’ennesima sigaretta consolatrice, per dimenticare e dare sollievo all’anima.

Ti guardi allo specchio e ritorni indietro, a quegli anni bui, che ti hanno fatto diventare uomo prima di tutti, che hanno forgiato la tua persona, plasmando il tuo essere. Forse il segreto della felicità, sta proprio nel non smettere mai di cercala e accontentarsi delle piccole gioie quotidiane, e di amorevoli gesti. E’ lontano il giorno in cui conobbe lei, la madre dei suoi figli, splendida nel suo abito bianco mentre pronunciava, il suo si lo voglio.

I drammi lasciano tante cicatrici sul cuore, ma tutto passa, il vigore, la speranza, e prima o poi anche la nostra presenza sulla terra.