Un salto nel buio

Capitolo 1

 

strada 2

 

L’incessante pioggia batte violenta sui vetri ormai offuscati, rubando la mia attenzione. Una tazza calda di camomilla non riesce a placare il ricordo di anni passati a duellare da solo con i miei demoni. Ero un gladiatore che lottava nell’arena tra le belve più feroci. Il sudore scendeva sul mio viso ogni volta che provavo a rialzarmi, a prendere in mano la mia vita. L’ozio fa fluttuare nella mia mente immagini e parole difficili da cancellare, troppo indelebili per disfarsene. Seduto sulla mia poltrona, comprata a buon prezzo, tento di buttare giù insieme alla calda bevanda, solitudine e lacrime stanche di sgorgare come un fiume in piena. Mi alzo in cerca di qualcosa che al momento non s’identifica, poi, mi fermo dinanzi allo scaffale sul quale sono disposti i miei ricordi più amari. L’album delle foto. Lo afferro e riprendo di nuovo il mio posto. Inizio a sfogliarlo con mani tremanti, timorose di far riaffiorare alla memoria ulteriori sofferenze. Proprio alla terza pagina, gli occhi s’incollano ad una foto, come api sul miele. Le palpebre calano. Un lungo sospiro mi dà la forza per rivedere quell’immagine. Una foto recente di me, in compagnia di Dimitru, in un cantiere edile fuori città. Gli indumenti che indossavo portavano il segno del faticoso lavoro manuale. Solo qualche anno prima documenti contabili e contratti, poi d’un tratto calce struzzo e breccia. Mi sentivo come in una lavatrice programmata con centrifuga, le mie conoscenze, le mi certezze tutte rimescolate… continua. 

antonellariccio.blogspot.it

LE PAROLE NON BASTANO

247377_235893279759334_3092723_n

Parole amare hanno pronunciato la mia bocca, gelosia,  dannata gelosia, strapparle il cuore in petto non posso ma non soffocarmi l’anima. Sguardi sfuggenti si posano sugli occhi di chi ha imparato a cancellare le passioni, senza farsi emozionare da ammiccanti sorrisi. Mi uccidi ad ogni occhiata, bendarti vorrei e accecarti solo dal mio amore. Non bastano parole dolci per trattenerti qui con me, la tua luce si è oscurata, legarti non posso ma odiarti sarà la mia missione. Ho freddo, tanto freddo, ti prego scalda la mia pelle, non abbandonarmi, indifeso, sotto questo cielo grigio. Ridammi ancora l’illusione dei nostri battiti all’unisono accompagnati da un tappetto di stelle. Salvami da questo rogo di dolore, porgimi la tua aggraziata mano, le parole non bastano a convincerti che il tuo posto è qui con me ma le urlerò al cielo finché questo corpo martoriato dalla tua indifferenza guarisca.

AMAMI

nikooooo

Con freddi e distanti occhi guardavo il mondo, nulla mi scaldava, per inerzia trascinavo il mio corpo in cerca di attimi infiammati dall’ardore, il vino e il cibo non mi sfamavano, sembrava che tutto fosse insapore ed inodore, il cinismo celava la parte migliore di me, coprendola con un mantello di bugie. Il mare era troppo lontano per avvolgermi, il cielo troppo inafferrabile per poter illudermi, poi, una luce nel buio, i tuoi occhi come fari nella notte mi hanno mostrato la strada. Non ho più sonno, non voglio più dormire senza averti accanto, finché avrò aria nei polmoni, vorrei che i miei occhi ammirassero, dopo il risveglio, il tuo viso, la tua bocca, il tuo mento. Ti ho scelto prima che il sole si nascondesse dietro quel roseo orizzonte e al mattino farò lo stesso quando gli aprirò in cerca di te, le nuvole passano percorrendo lungo l’autostrada del cielo, ma il mio amore no, è lì, che fluttua nell’etere. Se sapessi cantare, probabilmente, intonerei le note della mia vigorosa rinascita, se sapessi disegnare, invece, proverei a dipingere l’aurora che mi hai concesso ma sfortunatamente ho solo due mani, un foglio di carta e tante parole da scrivere. Questa è per te che mi hai insegnato a vivere ed amare, senza chiedermi nulla in cambio, mi hai preso per mano portandomi a danzare oltre l’infinito. Non lasciarmi, non farlo, ti prego non farlo mai, potrei cadere, risucchiato da un miserabile dolore, in cui il mio equilibrio precario si scioglierebbe come argilla.

Amami, fallo in ogni istante in cui percorriamo fianco a fianco la nostra via. Amami per quello che sono e per quello che sarò. Amami perché sono come te, sono il bagliore e l’oscurità, la verità e la menzogna. Due specchi speculari che riflettono la stessa immagine. Non lasciarmi solo con mani fredde in un angolo. Amami senza pensare al domani, senza meditare sul come e sul dove ci porterà il vento del destino, prendimi l’anima, spogliami del mio spirito. Traghettami per oceani infiniti riflessi in cieli azzurri. Porgimi il radiante sole, stretto forte in un pugno. Scaldami con il tuo amore.

E’ già l’alba ormai, il pensiero che il tuo sogno possa portarti lontano dal mio letto mi squarcia il cuore, inerme osservo le linee sinuose del tuo corpo, sperando che al risveglio tu scelga me.

Amami. Amami e basta.

Musica

Hai mai immaginato come sarebbe la nostra esistenza senza la musica, senza quelle note scritte su di un foglio con 4 righe, con crome, semicrome, semibreve, semiminima, geroglifici per i non addetti ai lavori, e sale della vita per gli appassionati. Strumenti a percussioni, strumenti a fiato, chitarre, bassi, tastiere, batterie, violini, archi, sassofoni, clarinetti, trombe, ognuno sceglie il proprio compagno di giochi, ma in realtà è la strumento che sceglie noi.

Quando ti rechi per la prima volta in negozio per acquistare il tuo primo strumento, ti volti in tutte le direzioni cercando con lo sguardo quello che ti colpisce dicendoti prendi me, e ed è così, magari avevi un’idea diversa, poi quando l’afferri e con i polpastrelli delle dita sfiori le corde o i tasti, chinando il capo, con l’orecchio verso lo strumento, ti accorgi che volevi proprio lui.

Chi lo fa per passione, chi lo fa per mestiere, chi lo avrebbe voluto fare, chi ha smesso di farlo, suonare, cantare, accordare, incidere, la musica ti regala sempre delle emozioni, non importa che tu sia un ascoltatore, un cantautore, o un cantante. Lei ti rapisce, come farebbe un furfante in una notte d’estate, ti accompagna nei momenti importanti della tua vita, ti consola e a volte ti fa stare male ma non ti lascia mai per davvero, a meno che non sia tu a volerlo.

Vite Parallele

Quando tutto tace, quando la pioggia viene giù terribilmente e incessantemente, quando il sonno non vuole prenderti e cullarti soavemente, come farebbe la madre di un bambino in fasce, è proprio in questi momenti che dobbiamo fermarci e riflettere. Tirare le somme e fare i conti con i propri successi e insuccessi, interrogarsi su quali trofei portati a casa, e quante sconfitte incassate.

C’è chi si sveglia una mattina, e smette di fumare, o c’è chi invece, ha sempre custodito gelosamente nel cassetto il proprio sogno, d’un tratto decide di scrivere un libro e raccontare la sua storia, oppure c’è chi si sveglia pregando di non essere più stuprata, da un genitore o da un parente. Qualcuno svegliandosi prega un amico o un figlio tragicamente scomparso, o semplicemente è felice per l’uscita dalla sua vita di una persona negativa. Come tutti i santi giorni c’è chi recandosi a lavoro pensa alla giornata che ha davanti, e c’è, invece, chi, in quel preciso istante, stanco per il troppo lavoro svolto, si avvia verso casa.

Genera una strana sensazione, l’idea che mentre stiamo facendo o pensando qualcosa, ci siano altre cento, mille, migliaia di persone che si apprestano a fare tutt’altro, non siamo il centro dell’universo, siamo semplici essenze che si intersecano e si accoppiano solo per sopperire a quella solitudine che ci spaventa. Un bisogno egoista, ci spinge ad infittire la nostra rete di amicizie, contatti, persone con cui divertirsi, con cui confidarsi o semplicemente sentirsi amati.

Dolori, gioie, emozioni, sofferenze, sorrisi, pianti, imprecazioni, complimenti, è stupefacente la capacità con la quale cambia il nostro stato d’animo al variare del mondo esterno, ogni piccolo gesto, o esternazione futile fa sorgere in noi una risposta diversa, una reazione interiore a stimoli esteriori. Spesso cerchiamo di celare dietro un sorriso, timori e paure, ci nascondiamo dietro un va tutto bene, quando, invece, in realtà non è così, forse lo facciamo per difendere le persone care che ci circondano oppure è un banale meccanismo di difesa personale, che ci estranea e ci allontana, isolandoci da chi potrebbe tenderci una calorosa mano.

La routine, la monotona ripetizione di comportamenti, di parole e gesti reiterati, ci rende inermi, privi di spirito d’avventura, e spesso ci oscura la vista, coprendo anche quella travolgente sensazione che ci fa sorridere dinanzi alle avversità, facendoci dire domani sarà un giorno migliore.

Siamo tutti diversi e uguali allo stesso modo.

La fiera del libro di Milano

La Fiera Del libro di Milano

Verranno a chiederti del nostro amore – Fabrizio De Andrè

Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a chiederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta

non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell’amore
dopo l’amore così sicure a rifugiarsi nei “sempre”
nell’ipocrisia dei “mai”

non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.

E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pensarmi già vecchio
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi,

digli pure che il potere io l’ho scagliato dalle mani
dove l’amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l’amore
alle carezze dell’amore
era facile ormai

non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.

Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro,

ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di confessarlo nei miei
proprio identici ai tuoi

sono riusciti a cambiarci
ci son riusciti lo sai.

Ma senza che gli altri non ne sappiano niente
dimmi senza un programma dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
farai l’amore per amore
o per avercelo garantito,

andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,

continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.

 

OLTRE LE NUVOLE

Ali spezzate dalla fatalità di un attimo, lacrime che scorrono a fiumi sui volti di chi ha sempre celebrato e condiviso con te la lealtà e l’amicizia, le gioie e le passioni. E’ facile chiudere gli occhi in una triste notte d’autunno, con l’asfalto duro a farti da letto.

Il vento soffia tra i capelli inumiditi di un caldo rosso, inerme, raccogli i ricordi di una vita, come tasselli di un puzzle si compongono nitidi nella tua mente.

Come un fulmine a ciel sereno, la nefasta notizia della tua prematura scomparsa, ci sorprende e ci sconvolge l’esistenza, un forte uragano ha spazzato via il tuo legame con il mondo, portandoti su, in alto, a volare oltre le nuvole.

RASO – Mina

Amore mio
è già da tempo che ti amo così
lontano dai tuoi occhi e dal tuo cuore
senza avvisarti mai.
Io so chi sei, che nome hai
è questo che mi basta, e non vorrei
sfiorare l’equilibrio dei pensieri
e preferisco amarti senza un vero modo
perchè io so che ci sei
anche se non ci vediamo.
Facciamo che tutto sia
un sentimento di raso
e quando ti attacchi su
ci voli via
così, senza aggrapparsi alla ringhiera di un’effimera poesia.

Tu sei così,
frammento mio di quotidianità,
che puntualmente vivi la mia vita
che al primo freddo mi riscaldi l’aria intorno.
La notte fredda sarà
sotto un parato di stelle
la luna imbiancherà
gocce che rigano il viso
le raccoglierà
lucide e chiare
un mare senza onde è tanto grande, navigando senza vele.
Ecco è così
che riempio poche ore della vita
aprendo una finestra sulla strada
io vedo chiaro l’orizzonte che non seguirò mai insieme a te.
La notte fredda sarà
sotto un parato di stelle
la luna imbiancherà
gocce che rigano il viso
le raccoglierà
lucide e chiare
un mare senza onde è tanto grande, navigando senza vele

Prendiamoci il mondo

Mio padre mi dice sempre << il mondo è di chi se lo prende>>, di chi riesce ad appropriarsi di ogni pezzetto e ogni attimo che gentilmente lui ci offre. Fino a poco tempo fa non riuscivo a carpire il senso delle sue parole, ma adesso sembrano più nitide e più efficaci.

Abbiamo delle occasioni irripetibili davanti a noi, ci basterebbe semplicemente tendere la mano ed afferrarle, e invece no, persi nei nostri se e nei nostri ma, guardiamo passivamente scorrerle, come immagini di una vecchia pellicola. Il film della nostra vita sarà chiaro solo dopo averlo sbobinato, saranno gli anni passati a farci rendere consapevoli di treni non presi, mai saltati d’impeto a bordo, quella sensazione di insofferenza che attanaglia la mente. Una volta una cara amica mi disse << tutto passa >> è vero, il vigore, le idee, lo spirito ribelle, sembrano avere una scadenza, una sorta di periodo determinato, trascorso il quale, ci si sente diverse, persone che non si rispecchiano nel passato, migliori senza ombra di dubbio ma cambiate.

Cambiano le priorità, si aggiornano gli amori, gli affetti mutano, persone nuove entrano a far parte del nostro cerchio della fiducia. Tutto passa, come la convinzione di poter toccare il cielo con un dito, di correre, con il vento che ci accarezza il viso, senza mai stancarsi.

Prendiamoci il mondo. Carpe diem!.